lunedì 17 dicembre 2012

Elezioni 2013: partiti e movimenti, le donne vi scrivono

ACCORDO DI AZIONE COMUNE PER LA DEMOCRAZIA PARITARIA:
APPELLO AI PARTITI E AI MOVIMENTI NELLA PROSPETTIVA DELLE PROSSIME ELEZIONI
Nella imminenza della presentazione delle liste elettorali per il rinnovo del Parlamento nazionale e per le elezioni in tre importanti regioni (Lazio, Lombardia e Molise) le oltre 50 associazioni, gruppi e reti femminili aderenti all’Accordo di azione comune per la democrazia paritaria ribadiscono un pressante appello ai partiti politici attualmente presenti nel Parlamento uscente e/o nelle Assemblee regionali e locali, nonché alle formazioni, ai movimenti e ai promotori di liste “civiche”, che si preparano a partecipare alle prossime competizioni elettorali: affinché assumano un chiaro impegno onde favorire, in conformità con il dettato dell'articolo 3 , dell'articolo 51 e dell'articolo 117 della Costituzione, la presenza paritaria delle donne nelle eligende assemblee.
E’ molto viva nel paese l’esigenza di un forte rinnovamento della “politica”, unita purtroppo a una disaffezione al voto e a una critica generalizzata agli esponenti politici. Non v’è dubbio che le donne,  che partecipano a tutti i livelli e in tutti gli aspetti, alla vita economica sociale e culturale del paese, si sono rivelate meno coinvolte nelle pratiche di scambio e di corruzione sempre più diffuse. Inoltre, le donne, per il duplice lavoro sia nel mondo professionale sia nella cura e educazione dei figli, sono  portatrici di un diverso punto di vista sul mondo del lavoro, sui bisogni delle famiglie, sulla emarginazione dei giovani, più in generale sui problemi che oggi angustiano la comunità sociale, essenziali per salvare la convivenza civile e ridisegnare una società a misura di donne e di uomini, che promuova salute, cultura, relazioni pacifiche, qualità della vita, godimento dei diritti.
Ma la politica le tiene troppo spesso fuori dai luoghi decisionali,
Più donne nella politica e nelle istituzioni significa dunque di per sé un loro profondo rinnovamento e un maggiore interesse del cittadino nei confronti della res pubblica. Se ne è avuta una riprova durante le recenti elezioni primarie per la scelta dei candidati e delle candidate, da parte del PD e di SEL, che avevano introdotto la doppia preferenza di genere: un numero notevole di donne sono state prescelte dai partecipanti a tale consultazione, a dimostrazione che elettori ed elettrici hanno fiducia nelle donne e le considerano portatrici di  cambiamento nella politica.
Riconosciamo che il Parlamento uscente è stato in grado di adottare importanti, (anche se parziali), leggi ispirate al principio di promuovere la partecipazione delle donne nei centri di decisione: 
•  la legge 23 novembre 2012 n 215 (in G.U n.288 dell’11 dicembre 2012, in vigore dal 26 dicembre 2012) - disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei Consigli e nelle Giunte degli Enti locali e nei Consigli regionali. 
• la legge 120/2011 per la parità di accesso agli organi di amministrazione delle società quotate; 
• la disposizione, contenuta nella legge 5 luglio 2012 n. 96, che i contributi pubblici spettanti a  ciascun   partito o movimento politico siano diminuiti del 5% qualora il partito o movimento  abbia presentato un   numero di candidati del medesimo genere superiore ai due terzi del totale.
Tuttavia lo slancio necessario ad una vera e propria politica paritaria non è avvenuto. E’ spiacevole ricordare ad esempio che in recenti modifiche delle leggi elettorali e degli Statuti regionali da parte di alcune Regioni non si è provveduto a inserire norme per il riequilibrio di genere e, soprattutto che il Parlamento non ha modificata in tal senso la legge elettorale nazionale.
Le firmatarie dell’appello, perciò, sottolineando l’importanza del voto femminile (che può avere un impatto notevole come dimostrato nelle ultime elezioni statunitensi), auspicano che siano i partiti, le formazioni e i movimenti ad adottare comportamenti e atti per garantire una vera e propria democrazia paritaria fin dai prossimi importanti appuntamenti elettorali, cui si apprestano a partecipare. 
In particolare si chiede:
a• di presentare  liste alternate per genere con un numero di candidature femminili pari al 50% dei candidati; 
b• di presentare un egual numero di donne e di uomini quali capilista;
c• di presentare candidature femminili nel 50% dei collegi ritenuti conquistabili;
d• di invitare i propri elettori ed elettrici, laddove è prevista l’espressione di una preferenza, a utilizzarla con particolare attenzione per le candidate;
e• di presentare nei “listini” o nelle liste bloccate candidate e candidati in ordine alternato per favorire la elezione di una consistente percentuale di donne;
f• di far conoscere i criteri di scelta delle candidate e dei candidati alle primarie;
g• di assicurare nelle tribune elettorali televisive la presenza paritaria delle candidate e dei candidati.
h• di rendere pubblico come sia stata realizzata l’utilizzazione della quota dei rimborsi elettorali destinata per legge a promuovere la presenza delle donne in politica.
Da parte nostra seguiremo le ricadute delle nostre richieste e diffonderemo quanto è utile per informare le elettrici e gli elettori che hanno a cuore la democrazia paritaria, consapevoli che un paese che emargina le donne non è un paese democratico.

Per info e risposte scrivere a: danielacarla2@gmail.com • morronir@libero.it

Le Associazioni e i gruppi femminili firmatari                                                                                   
NOI RETE DONNE
AFFI - ASSOCIAZIONE FEDERATA FEMMINISTA INTERNAZIONALE
SE NON ORA QUANDO
AGI (Ass. Giuriste Italiane – sez. romana)
AIDOS
ANDE
ASPETTARE STANCA
ASSOCIAZIONE ALMA CAPPIELLO
ASSOCIAZIONE BLOOMSBURY                                                       
ASSOCIAZIONE DONNE BANCA D’ITALIA
ASSOLEI
CENTRO ITALIANO FEMMINILE
COORDINAMENTO ITALIANO LOBBY EUROPEA DELLE DONNE
COORDINAMENTO NAZIONALE DONNE ANPI
COMMISSIONE DIRITTI E PARI OPPORTUNITÀ  ASS.NE STAMPA ROMANA
CORRENTE ROSA
CRASFORM Onlus
DOLS
DONNE CHE SI SONO STESE SUI LIBRI E NON SUI LETTI DEI POTENTI
DONNE E INFORMAZIONE
DONNEINQUOTA
DONNE IN RETE PER LA RIVOLUZIONE GENTILE
DONNE PER MILANO
DONNE ULTRAVIOLETTE
FILOMENA
FONDAZIONE ADKINS CHITI – Donne in musica
FONDAZIONE NILDE IOTTI
GIO (Osservatorio studi di genere, parità e pari opportunità)
GIULIA  (Giornaliste Unite Libere Autonome)
IL CORPO DELLE DONNE- BLOG DI LORELLA ZANARDO
IL PAESE DELLE DONNE
INGENERE
LA META’ DI TUTTO
LE NOSTRE FIGLIE NON SONO IN VENDITA
LIBERA DONNA - ROMA
LIBERE TUTTE - Firenze
LUCY E LE ALTRE
MAUDE (Movimento Lavoratrici dello spettacolo)
MOVIMENTO ITALIANO DONNE PER LA DEMOCRAZIA PARITARIA
NOI DONNE
NOIDONNE 2005
PARIMERITO
PARI O DISPARE
PROFESSIONAL'S WOMEN'S ASSOCIATION
RETE ARMIDA
RETE PER LA PARITA’
SOLIDEA
TAVOLA DELLE DONNE SULLA VIOLENZA E SULLA SICUREZZA CITTA' DI BOLOGNA
UDI
USCIAMO DAL SILENZIO
WOMEN IN THE CITY

giovedì 29 novembre 2012

Il Velo Squarciato. Intimidazioni e violenze contro le giornaliste: l’Appello

Premesso che: 
in Italia la violenza contro le donne in quanto donne, continua a generare numerosi e gravi delitti, fra cui oltre cento omicidi l’anno per femminicidio;
che all’origine della violenza contro le donne ci sono in primo luogo le seguenti cause:
1. l’ignoranza del basilare concetto di uguaglianza fra gli esseri umani senza distinzione di genere;
2. il permanere di anacronistici comportamenti discriminatori e di pregiudizi e stereotipi di genere;
3. la difficoltà di rendere universalmente accettati i valori della parità;
4. il permanere di condizionamenti culturali e di linguaggi sessisti ampiamente utilizzati anche dai mass media;
5. la difficoltà di comunicare con continuità e con la dovuta considerazione (attraverso i mass media) le informazioni sugli ostacoli che limitano la partecipazione delle donne alla vita pubblica e alle professioni, nonché notizie competenti ed approfondite sul contesto sociale che rende possibili le violenze e le discriminazioni;
6. in Italia, secondo i più autorevoli certificatori internazionali, l’informazione giornalistica non è “libera” come negli altri paesi dell’Unione Europea, ma “parzialmente libera” a causa delle seguenti ragioni:
a. la concentrazione della proprietà editoriale;
b. l’irrisolto conflitto di interessi fra attività editoriale, attività politico istituzionale, interesse pubblico
c. l’elevato numero di giornalisti sotto scorta, di giornalisti che subiscono minacce, di giornalisti che subiscono intimidazioni per effetto di norme poco garantiste nei loro confronti in materia di diffamazione e di risarcimenti, norme che prevedono esborsi sproporzionati e la pena del carcere come nei regimi autoritari:
7. sono numerose le donne giornaliste minacciate in Italia a causa della loro attività professionale e alcune di loro sono specificamente impegnate a diffondere informazioni sulle violenze e le discriminazioni subite dalle donne, come è documentato dai Rapporti annuali dell’osservatorio Ossigeno per l’Informazione promosso dalla FNSI e dall’Ordine dei Giornalisti, che ha censito in sei anni oltre mille fra giornalisti e giornaliste vittime di minacce e gravi abusi.
Ciò premesso, si fa appello:
alle istituzioni pubbliche, al mondo dell’informazione, alla rete di associazioni impegnate nella promozione dei diritti umani e per la piena affermazione dei valori democratici e del principio di eguaglianza e alla libertà femminile, le forze politiche e parlamentari, affinché:
• sia pienamente e correttamente rappresentata la drammaticità della violenza contro le donne, indicandone le cause articolate e dando spazio al dibattito sul modo di superarla;
• siano utilizzati nella descrizione dei fatti di cronaca e dei femminicidi un linguaggio ed una narrazione coerenti e non sessisti;
• si assumano le iniziative legislative e normative più opportune per rimuovere le cause che fanno dell’Italia un paese in cui la libera informazione ha uno spread negativo;
• si contribuisca attivamente alla promozione di iniziative volte a difendere allo stesso tempo i diritti e la libertà delle donne e la libera informazione, in nome dell’eguaglianza, del diritto dei cittadini/cittadine di essere informati, nell’interesse della pace e dello sviluppo.
ROMA, Palazzo di Montecitorio, 27 novembre 2012

L'appello è stato reso pubblico durante l'incontro “Il Velo Squarciato. Intimidazioni e violenze contro le giornaliste. Le testimonianze, l’Appello”, che si è tenuto a Roma per la ricorrenza della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: in questa occasione sono state presentate le testimonianze di quattro giornaliste vittime di minacce ed intimidazioni nello svolgimento della loro attività professionale.
Si ringraziano la Commissione Pari Opportunità dell’Associazione Stampa Romana, l’Associazione Ossigeno per l’Informazione (Osservatorio sui Giornalisti minacciati in Italia promosso da FNSI e ODG), e l’Ordine dei Giornalisti del Lazio per avere promosso l'iniziativa e l’incontro pubblico. 

domenica 25 novembre 2012

25 Novembre: nel giorno contro la violenza, parliamo degli uomini che stanno al fianco delle donne

Grazie, cari amici che state al fianco delle donne: voi che capite quanto sia umiliante, per gli uomini, quell'eterna debolezza che sa ricorrere solo alla violenza. Voi che cominciate a vedere che tutta la faccenda della "superiorità maschile" non è che una grande, colossale, grottesca presa per il culo.  Voi, che siete pronti a condividere l'idea che a tutto ciò bisogna ribellarsi, cominciate anche a comprendere che questo va fatto non per fare "un piacere alle donne" - ma perché è precisamente nell'interesse di tutti. 
Vi proponiamo, dunque, anche nuove ragioni precise per farlo, invitandovi a una riflessione: perché l'antagonismo fra i sessi - e dunque la violenza maschile contro le donne - è la più potente arma delle dittature.
E con grande affetto vi abbracciamo, tutti; e ringraziamo uno per uno i vostri gruppi, associazioni e blog, quali ad esempio:
Jacopo Fo 
Noi NO
e tanti altri.. che ora ci sono sfuggiti ma che aggiungeremo; e altri che si aggiungeranno: sempre di più, di questo siamo sicure.

 



Dal dire al fare. Le donne inascoltate. Gli insegnamenti di queste Primarie.

Oggi si vota alle Primarie; vi proponiamo 2 interventi maschili sul tema*: di Roberto Saviano e Marco Paolini. Il primo propone un'importante riflessione sui temi della campagna elettorale e fa un auspicio sul dopo-primarie. Vi sottoponiamo il suo bell'intervento per il meeting "Per una stagione costituzionale", organizzato ieri da Libertà e Giustizia, e anche l'inevitabile riflessione ulteriore che ne è scaturita dal nostro punto di vista. Il secondo.. bè, ascoltatelo. 
Questa campagna che, per la prima volta, ha visto comparire una candidata donna (per giunta dalle caratteristiche piuttosto inedite), ha messo in luce molti "dal dire al fare"; è stata un banco di prova per tantissime persone e strutture, che ha aperti molti fronti.  E' stato un periodo molto intenso, in cui abbiamo imparato molte cose su cui ci sarà da riflettere a lungo. E' come se avessimo accumulato una grande esperienza concentrata, una specie di Master sul campo. Ora sarà molto importante mettere a frutto tutta questa esperienza e trarne occasioni per approfondimenti che dovrebbero coinvolgere tutti, a partire dagli uomini.
* oltre che il giorno delle primarie, il 25 novembre è anche la giornata contro la violenza sulle donne: e anche su questo (nel post seguente), la parola agli uomini.

ATTENZIONE: per un baco inspiegabile... anche se il codice è corretto, il primo video rimanda NON a Saviano, ma a un diverso video con Boeri (??). Non è possibile al momento correggerlo; in attesa che si sistemi, per il VIDEO CON SAVIANO cliccate QUI.



martedì 23 ottobre 2012

Laura Puppato e l'informazione: burkizzazioni e messaggi in bottiglia

L'inedita esperienza in atto, della presentazione alle Primarie di una candidata donna, è qualcosa di cui veramente far tesoro. Abbiamo constatato una chiusura talmente eccezionale e compatta (almeno fino ad oggi!) da parte di tutti i media, da comprendere che la situazione per le donne è ancora ben peggio di quello che già sapevamo. 
Comunque. Visto che Puppato non può usare i media, per comunicare, giorni fa ha affidato a una lettera un messaggio per tutti i suoi sostenitori. Poco dopo, sempre con una lettera pubblica, ha affidato un messaggio ai media; che, supponiamo, cadrà come tutti gli altri, nel paese in cui (come dice un noto giornalista) "i media sono proprietà privata di aziende, e non al servizio dell'informazione". Ma, tra i cittadini, qualcuno lo ha raccolto e ha risposto prontamente in modo solidale.  Così:


Invitiamo tutti i media nazionali a dare informazione su Laura Puppato, candidata donna alle Primarie del Centrosinistra e, in particolare, sulla raccolta firme in scadenza il 25 ottobre: molti ancora nemmeno sanno, infatti, che se entro quella data non saranno raccolte 20.000 firme di cittadini in tutta Italia, la candidatura di Laura Puppato non verrà confermata.
E una simile raccolta, nell’arco di pochissimi giorni, non può avere luogo senza che i cittadini ne vengano informati.

Col burqa a sua insaputa

Tra la corazzata Bersani e l’incrociatore lanciamissili Renzi, la pur forte candidatura di Laura Puppato rischia di essere affondata senza neanche l’onore delle armi.
Come la Puppato stessa dice bene nel suo comunicato di ieri, l’unica candidata donna alle primarie del centrosinistra in qualunque paese avrebbe richiamato l’interesse dei media (e, aggiungiamo, di tutte le innumerevoli associazioni femminili e femministe); a maggior ragione considerato l’interesse di un programma innovativo, fondato sulle strategie della Blue Economy.
Ma in Italia giornali, radio e Tv, già troppo impegnati dal duello Bersani-Renzi, si sono limitati a racchiuderla nel buio di un burqa mediatico, reso ancora più stretto dall’assordante silenzio di diversi soggetti adusi a invocare le pari opportunità e l’articolo 21 della Costituzione a ogni piè sospinto.
Sorge dunque forte il sospetto che l’essere donna non abbia aiutato la candidata. Tanto più nel caso di una donna che cerchi di rompere gli schemi sfidando la continuità del potere maschile.
Firmiamo dunque questo invito alla stampa, a sostegno suo e di tutte le donne che non devono essere messe ai margini della politica. E aspettiamo che, alle nostre firme, si aggiungano presto quelle degli amici, la cui coscienza ha a cuore il diritto di informazione, che per la strettezza dei tempi non abbiamo potuto contattare.
Firmato: 

Sabrina Alfonsi 
Daniela Amenta
Natalia Aspesi
Alessandra Bocchetti
Stefano Boeri
Sandra Bonsanti
Daniela Brancati
Clelia Calisse
Tatiana Campioni
Sabina Ciuffini
Lella Costa
Nicoletta Dentico
Alessandra Faiella
Costanza Firrao
Franca Fossati
Nadia Fusini
Maria Giordano
Nathalie Grenon
Maurizia Giusti (in arte Susy Blady)
Maurizia Iachino
Donatella Martini
Estella Marino 
Silvia Mauro
Valeria Maione  
Giuliana Nuvoli
Serena Omodeo 
Chicca Olivetti
Maria Sole Pantanella
Rita Pelusio
Loretta Peschi
Lidia Ravera
Cristina Rodocanachi Roidi
Cinzia Romano
Paolo Rumiz
Angela Sajeva
Lunetta Savino
Marina Senesi
Stefania Spanò
Marina Terragni
Lucia Vasini
Lucia Zabatta
Lorella Zanardo

giovedì 18 ottobre 2012

Le donne arabe chiamano alla lotta per i loro diritti: the uprising of women in the Arab World

Tante volte ci siamo dette che la sola cosa che potrebbe cambiare davvero le cose in senso progressista nel mondo arabo e mussulmano, sarebbe un impegno di massa delle donne. Ed ecco che le donne arabe si stanno organizzando anche con l'utilizzo dei social nerwork, e chiamano le altre a raccolta con l'iniziativa "The uprising of women in the Arab World". E' una notizia importante anche per tutte noi, che abbiamo l'opportunità di conoscere di più da tutte loro, e anche una possibilità più concreta di sostenerle e di far conoscere le loro battaglie. Colleghiamoci dunque alla loro pagina fb e teniamole d'occhio.. facendo loro i migliori auguri di una grande riuscita.

lunedì 15 ottobre 2012

La guerra contro Laura Puppato: le donne si esprimano!

Adesso basta: Laura Puppato ha solo noi, quelli e quelle che, essendosi presi la briga di conoscerla, hanno riconosciuto in lei qualcosa di veramente nuovo: la capacità di saper fare quella politica in cui non avevamo più speranze. Tutto il mondo politico e della stampa, da subito la ignora e la boicotta attivamente: ma ora, le inattese nuove "regole" che hanno il solo scopo di sbarrarle la strada, tentano in modo smaccato di affondarla senza appello. Tocca a noi difenderla.
"A Paestum", dice Nadia Fusini, "il femminismo ha rimesso in agenda il tema della rappresentanza femminile in politica"; vero, anche se molte hanno affrontato questo tema solo per dichiarare e ribadire il loro completo disinteresse e la loro sfiducia verso la politica degli uomini.
Ma adesso la posta in gioco è la sopravvivenza politica di una donna che (e qui citiamo Alessandra Bocchetti) "ha dimostrato di saper fare una politica così tanto diversa da quanto siamo abituati" che forse, anzi certamente, proprio per questo viene esclusa con tanto accanimento. Chi la esclude è l'ineluttabilità di quei meccanismi della politica che invece conosciamo benissimo, e che stanno mandando tutti noi alla rovina.
Le donne NON possono stare zitte. Anche quelle che non voteranno mai Laura, oggi hanno il dovere di difenderla. Esprimiamoci tutte, e in primis ci attendiamo che si esprima Se non ora quando: non si chiede che si inviti a votarla, ma che si denunci l'inaccettabile operazione di esclusione messa in atto contro di lei.


venerdì 5 ottobre 2012

La rivoluzione necessaria. E' ora che la politica si rinnovi con il contributo delle donne

Prende avvio domattina l' incontro nazionale di Paestum, per riportare la sfida femminista nel cuore della politica: centinaia di donne da tutta Italia si danno convegno dal 5 al 7 ottobre 2012. Un'iniziativa che nasce dalla convinzione che ci sia una strada per uscire dalla crisi guardando alla politica, all’economia, al lavoro, alla democrazia (tutte categorie attualmente fondate sull’ordine maschile) con la forza delle donne e la consapevolezza del femminismo. Tenendo a mente una via maestra: primum, vivere.
Queste le riflessioni rivolte nell'invito dalle promotrici:
Davanti alla sfida della libertà femminile, la politica ufficiale e quella dei movimenti rispondono cercando di fare posto alle donne, un po’ di posto alle loro condizioni che sono sempre meno libere e meno significative. No. Tante cose sono cambiate ma le istanze radicali del femminismo sono vive e vegete. E sono da rimettere in gioco, soprattutto oggi, di fronte agli effetti di una crisi che sembra non avere una via d’uscita e a una politica sempre più subalterna all’economia.
All’incontro di Paestum aperto al confronto con gruppi, associazioni, anche istituzionali, e singole donne, vorremmo verificare, discutendo e vivendo insieme per tre giorni, se la politica femminile che fa leva sull’esperienza, la parola e le idee, può in un momento di crisi, smarrimento e confusione, restituire alla politica corrente un orientamento sensato.

• 1. Voglia di esserci e contare
La femminilizzazione dello spazio pubblico – comunque la si interpreti: opportunità, conquista delle donne o rischio di diventare solo “valore aggiunto”, “risorsa salvifica” di un sistema in crisi – ha reso per alcune (molte?) non più rinviabile il desiderio di “contare”, visto come presenza nei luoghi dove si decide, equa rappresentanza nelle istituzioni politiche, amministrative, partiti, sindacati, e nelle imprese.
Noi consideriamo il protagonismo in prima persona di ciascuna donna una molla dinamica importante. Quello che ci interessa è discutere con chi si impegna nei partiti, nelle istituzioni e nel governo delle aziende: che esperienza ne hanno, che cosa vogliono, che cosa riescono a fare e a cambiare. E valutiamo che oggi questo confronto possa avere esiti interessanti per tutte.
Il femminismo d’altra parte, criticato per non avere investito della sua spinta trasformativa le istituzioni della vita pubblica, può avvalersi oggi di una lunga elaborazione di autonomia per ripensare il senso di concetti come “genere”, “democrazia partecipata”, “soggetto politico”, “organizzazione”. Viene dalla pratica dell’autocoscienza, del “partire da sé”, la critica più radicale all’idea di un soggetto politico omogeneo (classe, genere, ecc.), di rappresentanza e di delega. Pensiamo che un collettivo si costruisca solo attraverso la relazione tra singole/i. E oggi vogliamo interrogare la connessione tra questa pratica politica e la modificazione visibile del lavoro, dell’economia, e più in generale del patto sociale. In questo contesto, anche la scelta di Paestum come luogo dell’incontro non è casuale, ma vuole essere un richiamo alla necessità di articolare soggettività e racconti nei contesti in cui si vive e agisce. Vogliamo così far crescere una rete di rapporti tra donne e gruppi di donne già ricca e intensa. In particolare, sappiamo che alcune caratteristiche del Sud – sia i beni sia i mali – hanno un’invadenza sulla vita e sul pensiero di chi lì abita che non può essere ignorata, né da chi vive in altri luoghi, né soprattutto dalle meridionali stesse.

• 2. Economia lavoro cura
Molto è il pensiero delle donne sui temi del lavoro e dell’economia a partire dalla loro esperienza. Che ha questo di peculiare: hanno portato allo scoperto e messo in discussione la divisione sessuale del lavoro (quello per il mercato – pagato – e quello informale ed essenziale di cura e relazione – gratuito); in più, sanno che la cura non è riducibile solo al lavoro domestico e di accudimento, ma esprime una responsabilità nelle relazioni umane che riguarda tutti.
A partire da questo punto di vista, e sollecitate anche da una crisi che svela sempre di più l’insensatezza oltre che l’ingiustizia dei discorsi e delle politiche correnti, possiamo delineare una prospettiva inedita: quella di liberare tutto il lavoro di tutte e tutti, ridefinendone priorità, tempi, modi, oggetti, valore/reddito e rimettendo al centro le persone, nella loro vitale, necessaria variabile interdipendenza lungo tutto l’arco dell’esistenza, e avendo a cuore, con il pianeta, le persone che verranno.
Vorremmo articolare questo discorso valutando insieme le recenti esperienze di pratiche politiche e analizzando le contraddizioni che incontriamo (in primo luogo le conseguenze del rapido degrado del mercato del lavoro) in modo da rendere più efficace il nostro agire.

3. Auto–rappresentazione/rappresentanza
Nella strettoia della crisi i cittadini non hanno più libertà politica; la politica è ridotta a niente; decidono tutto l’economia e la finanza. In una situazione dove tutto sembra prescritto a livello economico finanziario, la pratica e il pensiero delle donne hanno una carta in più per trovare nuove strade.
La nostra democrazia è minacciata da pulsioni, spinte estremistiche; le sue istituzioni elettive depotenziate o addirittura esautorate. La rappresentanza è messa in crisi e oggi ne vediamo i limiti.
Perché una persona possa orientarsi, deve avere un’immagine di sé, di quello che desidera e di quello che le capita. Il femminismo che conosciamo ha sempre lavorato perché ciascuna, nello scambio con le altre, si potesse fare un’idea di sé: una autorappresentazione che è la condizione minima per la libertà. Invece la democrazia corrente ha finora sovrapposto la rappresentanza a gruppi sociali visti come un tutto omogeneo.
La strada che abbiamo aperta nella ricerca di libertà femminile, con le sue pratiche, può diventare generale: nelle scuole, nelle periferie, nel lavoro, nei luoghi dove si decide, ecc.
Che la gente si ritrovi e parli di sé nello scambio con altre/i fino a trovare la propria singolarità, è la condizione necessaria per ripensare oggi la democrazia.
Vorremmo declinare questi pensieri nei nostri contesti, confrontandoci sia sulle pratiche soggetto/collettivo, sia sui modi per dare valore al desiderio di protagonismo delle donne. E quindi ci chiediamo: come evitare che in alcune la consapevolezza basti a sé stessa e si arrenda di fronte all’esigenza di imporre segni di cambiamento e alla fatica del conflitto? E in altre la spinta a contare le allontani dalle pratiche di relazione?

4. Corpo sessualità violenza potere
“è già politica” (sottinteso: l’esperienza personale): il femminismo ha incominciato lì il suo percorso. Ha scoperto la politicità del corpo e della sessualità, della maternità, del potere patriarcale in casa, del lavoro domestico. Ha affermato che la violenza maschile contro le donne in tutte le sue forme, invisibili e manifeste, è un fatto politico. Radicale è stato prendere il controllo sul proprio corpo e insieme ribellarsi a un femminile identificato con il corpo: ruolo materno, obbligo procreativo e sessualità al servizio dell’uomo. Oggi la sfida è più complessa: si esibisce lo scambio sesso/denaro/carriera/potere/successo occultando il nesso sessualità/politica; si esalta il sesso mentre muore il desiderio; si idolatra il corpo ma lo si sottrae alle persone consegnandolo nelle mani degli specialisti e dei business; si erotizza tutto, dal lavoro ai consumi, ma si cancella la necessità e il piacere dei corpi in relazione.
Sintomi estremi di questa fase sono il rancore maschile verso l’autonomia e la forza femminile e il riacutizzarsi della violenza, dell’uso della brutalità. Ma qualcosa si muove. Non solo i gruppi (Maschile/Plurale) e i singoli uomini che ormai da anni si impegnano nella ricerca di una nuova identità maschile, spesso in relazione con le femministe. Ma anche le moltissime blogger femministe (e blogger “disertori del patriarcato”) che ragionano su desiderio e sessualità e si impegnano contro la cultura sessista e autoritaria. Soprattutto le relazioni tra donne e uomini sono cambiate. Ma non abbastanza. Sulla scena pubblica questo cambiamento non appare perché il rapporto uomo-donna non viene assunto come questione politica di primo piano. Eppure, solo in questo modo, possono sorgere pratiche politiche radicalmente diverse, produzioni simboliche e proposte per una nuova organizzazione del vivere. Di tutto questo vogliamo parlare a Paestum.
Le promotrici: Pinuccia Barbieri, Maria Bellelli, Maria Luisa Boccia, Ornella Bolzani, Paola Bottoni, Maria Grazia Campari, Luisa Cavaliere, Patrizia Celotto, Lia Cigarini, Laura Cima, Silvia Curcio, Mariarosa Cutrufelli, Elettra Deiana, Donatella Franchi, Sabina Izzo, Raffaella Lamberti, Giordana Masotto, Lea Melandri, Jacinthe Michaud, Clelia Mori, Letizia Paolozzi, Gabriella Paolucci, Antonella Picchio, Biancamaria Pomeranzi, Carla Quaglino, Floriana Raggi, Bia Sarasini, Rosalba Sorrentino, Mariolina Tentoni

mercoledì 3 ottobre 2012

Attacchi infanganti e non documentati: Laura Puppato risponde con un'intervista e un comunicato

A quanto pare la candidatura di Laura Puppato, salvo alcune buone eccezioni, sollecita due precise risposte mediatiche: o il silenzio ostruzionista oppure critiche sospettose che si spingono, in taluni casi, fino ad attacchi violenti supportati, più che da "prove" da un "si dice" giornalisticamente modesto, ma ancora nell'ambito di una ricerca della verità. 
Oggi però, in questo post, le sfumature hanno raggiunto il livello della diffamazione. Il nostro blog, insieme a quelli di altre donne, ha deciso di fare informazione su una candidata che ci pare di tutto rispetto, e non solo perché donna ma, finalmente, anche donna. Dunque stamattina l'abbiamo rintracciata per telefono e le abbiamo proposto un'intervista a cui si è prestata di buon grado. Le domande sono solo tre:

D. Laura, un blog che si appella ai nobili principi della laicità dello Stato e della trasparenza, oggi sembra attribuirle tutta la responsabilità di una legge che (secondo l'autore dell'articolo) in Veneto "si propone di eliminare la facoltà dei consultori di scegliere le associazioni di cui avvalersi, consentendo l'assalto di gruppi integralisti (...) decisi a sfruttare la fragilità delle persone che vivono una drammatica decisione per esercitare un'opera di plagio", sostenendo che lei di questa legge è stata "fra i principali fautori". E l'ha addirittura tacciata di essere "una teocon" che ne ha salutato il passaggio in Regione con la frase: "è stato battuto l'oscurantismo". E con ciò l'autore dell'articolo ironizza evidentemente sul fatto che per lei è "oscurantismo" il diritto di abortire in sicurezza. 

Informo l'autore (che si firma come Semplicissimus) che la frase è stato battuto l'oscurantismo, è stata in effetti pronunciata dalla sottoscritta. Ma c'è un dettaglio su cui non sorvolare: l'oscurantismo a cui mi riferivo era in modo inequivocabile riferito al tentativo (che era il vero contenuto originario di quella legge), di far entrare il Movimento per la Vita a interagire con i consultori, cosa che è stata scongiurata precisamente grazie a una battaglia che andrebbe ripercorsa nei fatti e non nei sentito dire. Questo mi riservo di chiarire definitivamente, in una comunicazione ufficiale che uscirà a brevissimo, che prenderà a oggetto i contenuti della legge rendendo conto nei dettagli del perché tutte le accuse contenute in questo articolo sono letteralmente infondate.
Nel pezzo che mi avete segnalato si obietta che la legge 194 va bene così com'è (anche nell'informazione), e si dà il caso che io sia d'accordo. Dalle realtà regionali non è la prima volta che parte un attacco alle leggi nazionali: e contro questo attacco io mi sono trovata a battagliare (e per giudicare questa battaglia rimando al comunicato più completo che farò, anticipato sopra). Non è il primo attacco ingiusto che ricevo, e mi stupisce l'accanita manifestazione di sfiducia che mi viene così attentamente riservata. Ma qui è diverso: nel post "Veneto, attacco alla 194: sorpresa, la pasionaria antiborto è la Puppato" vengo apertamente (e avventatamente, sig. Semplicissimus, me lo lasci dire) tacciata di malafede, di dichiarare il falso rispetto a quello che è e che penso, di servirmi disinvoltamente della menzogna come arma politica: e tutto questo non può rimanere senza risposta.
A partire dal fatto che, sulla legge 194, si dà il caso che io mi trovi d'accordo sugli stessi principi dell'autore dell'articolo: ricordo anche che ho già avuto modo di dichiarare pubblicamente (anche QUI, ndr) che l'aver permesso ai militanti del Movimento per la Vita di entrare a disturbare il consiglio (in cui si cercava di respingere questa legge) armati di crocefissi (mentre si lasciavano fuori le donne che protestavano in difesa della 194) sia stato un errore dovuto a un malinteso senso della democrazia: perché non si fa pressione su questi temi agitando simboli religiosi e facendo leva sui sensi di colpa. 

D. Altre critiche, da parte di donne impegnate, hanno invece messo in dubbio il suo impegno contro il dilagare delle obiezioni di coscienza che vanificano il ricorso alla legge.   
Riguardo al problema delle obiezioni che rendono inapplicabile la 194 (e anche questo ho già dichiarato serenamente in pubblico), è da maggio che cerco di andare a fondo della cosa richiedendo, senza riuscire a ottenerlo, di conoscere i dati sulle obiezioni nei vari ospedali, in modo di avere un quadro non astratto su cui intervenire. Cosa che a quanto pare è impossibile avere, ragione per cui è già da tempi non sospetti che sto preparando un esposto da inoltrare alle autorità competenti.

D. Anche secondo noi lei ha già risposto in diverse sedi esaurientemente, ma ci sono insistenze che la invitano a esprimersi ancora più precisamente. Cosa risponde?
Visto che proprio è necessario distrarsi dai programmi per difendersi da simili attacchi insensati, ribadisco che di tutto questo renderò conto ancora più approfonditamente. (Laura Puppato, 3 ottobre 2012)

Per COMPLETEZZA DI INFORMAZIONE: vi segnaliamo che la Legge di iniziativa popolare che ha rischiato di passare un Veneto era inizialmente QUELLA CHE TROVATE A QUESTO LINK. Ben diversa la legge che è effettivamente passata dopo la battaglia sostenuta dalle opposizioni: "da legge pensata per consentire la presenza dei volontari del Movimento per la vita negli ambulatori, nei reparti e nei consultori della Regione, al fine di poter informare le donne intenzionate a non proseguire la gravidanza sulle possibili alternative all'aborto, è diventato un provvedimento di poche righe che assicura a tutte le associazioni legalmente riconosciute (ivi comprese quelle che si battono per il fine vita, ndr) la possibilità di fare informazione nelle strutture sanitarie e sociosanitarie su questioni etiche e tematiche riguardanti la vita, garantendo a tutte pari opportunità di comunicazione".

Subito dopo questa intervista è uscita anche una nota di Laura Puppato sul sito ufficiale, a cui vi rimandiamo. Restiamo in attesa che, tra i mille impegni e la stesura del programma, Laura trovi il tempo di stendere una versione ancora più particolareggiata della vicenda; come alcuni ritengono indispensabile.


sabato 29 settembre 2012

Feminist Blog Camp seconda edizione

Iniziato ieri, a Livorno, il Feminist Blog Camp di cui abbiamo più volte parlato sulla nostra pagina fb, arrivato quest'anno alla sua seconda edizione, ospitata dal Collettivo femminista delle Stregatte all'ex-Caserma Del Fante. Se siete nelle vicinanze andateci ... aspettiamo ansiosamente feedback. 
Per conoscere il programma di quest'anno cliccate qui. Se volete un contatto diretto e-mail scrivete a feministblogcamp@grrlz.net  
E.. se siete giornaliste, potete chiedere informazioni anche a questo cellulare: 342-5510325 • BUON LAVORO A TUTTE!








venerdì 28 settembre 2012

Huffington Post Italia molto distratto

Esordio dell'Huffington Post Italia molto distratto. Siamo tutti felici che Arianna Huffington sia sbarcata anche in Italia con il suo bellissimo sito, ma ci delude molto che un sito di informazione nato da una donna geniale, e affidato a una donna, esordisca ignorando completamente quella che riteniamo la più importante notizia politica che riguardi direttamente le donne italiane: e cioè la prima candidatura di una donna a una posizione di governo. Silenzio totale, in linea con l'accoglienza riservatale da buona parte della stampa
Ad oggi, almeno: l'unica cosa che emerge dal sito, alla ricerca "Puppato", è un link che rimanda a un articolino dell'Espresso che parla di diecimila persone, fra cui lei. Non sembra un'informazione molto approfondita. 
Eppure è una donna dai rari requisiti: non solo dal punto di vista delle politiche di genere, ma certo capace di mettere bene a fuoco anche le aspettative e gli interessi delle donneAlle domande che vengono dal "basso" lei risponde. Vediamo se qualche riscontro arriverà anche dall'Huff italiano.

giovedì 27 settembre 2012

Laura Puppato sulla "lettera ai partiti, il voto delle donne"


Politici che rispondono ai cittadini. Ce ne eravamo dimenticati - eppure non sono estinti. Riceviamo e volentieri pubblichiamo: il gruppo "lettera ai partiti - il voto delle donne", scrive a Laura Puppato  (inattesa candidata donna alle primarie del PD, e grande rivelazione per tutte noi) inviando il testo della propria lettera. Questa la risposta:
Carissima Lidia,
ti ringrazio molto. Non conoscevo l'iniziativa ma la trovo una bella presa di posizione. Mi trovi naturalmente d'accordo su tutto e sottoscrivo in pieno. La trovo completa anche per il fatto che avete introdotto forte il concetto di trasparenza. Il Paese ne ha bisogno!
Oggi, tra l'altro, è partito il mio blog sul Fatto Quotidiano e ho scelto di aprire con un tema dedicato alle donne perchè credo che davvero in questo paese ci sia bisogno di un'onda d'urto forte per debellare le discriminazioni che resistono nostante tutti i nostri sforzi. Sono aperta al dialogo e ricettiva. Fammi sapere cosa ne pensi. Condividerò la lettera ai miei contatti.
Grazie del vostro grande lavoro, sono convinta che solo con la partecipazione attiva di tutte e di tutti riusciremo a raggiungere grandi obiettivi.
Laura
Qui la comunicazione inviata a Laura Puppato dal gruppo:
Gentile Signora Puppato,
Le scrivo come coordinatrice di un movimento spontaneo di cittadinanza attiva che si è formato intorno a un'iniziativa chiamata 'Lettera ai partiti', sottoscritta da migliaia di cittadini, decine di associazioni, gruppi e comitati territoriali, anche di 'Se non ora quando'. 
Con questa iniziativa, frutto di un lavoro collettivo portato avanti ca singoli e gruppi di donne che si sono incontrate per dare vita al portale della Rete delle donne, chiediamo a tutti i partiti impegni precisi sul tema della democrazia paritaria: presenza di uomini e donne al 50 e 50, e assoluta trasparenza nella scelta dei candidati che saremo chiamati a scegliere.
Come può vedere, questa lettera va oltre le generiche rivendicazioni di rappresentanza, in quanto individua nel bisogno di trasparenza (il profilo completo di ogni candidato) una strada per restituire potere di scelta agli elettori ANCHE con questa legge elettorale.
Il 26 settembre p.v. incontriamo la responsabile femminile delle politiche del Pd, Roberta Agostini, ma non intendiamo fermarci finché non saremo messi in grado di scegliere una classe politica degna di un paese civile!
Per questo motivo, certi che l'interesse a rivitalizzare il tessuto democratico del paese sia alla base della Sua scelta di candidarsi, Le chiediamo un impegno su questi due punti, e possibilmente, un incontro.
Nel ringraziarla per l'attenzione, cogliamo l'occasione per incoraggiarla a proseguire nel suo cammino, sperando di fare un pezzo di strada insieme!
p. Il gruppo 'Lettera ai partiti,' la coordinatrice,
Lidia Castellani

lunedì 24 settembre 2012

Sulle campagne di prevenzione del cancro al seno: cosa non ci piace e proposte in controcorrente

La proposta è del blog "Amazzone Furiosa", furiosamente impegnato nell'informazione che ruota attorno ai problemi correlati al cancro al seno: solidarietà e prevenzione, ma anche manipolazione e sfruttamento commerciale; lotte per la salute, partecipazione delle donne, condivisione di esperienze eccetera. Scrive Grazia: "anche quest'anno la LILT (Lega Italiana per la Lotta ai Tumori) lancerà, con il mese di ottobre, la campagna Nastro Rosa per la lotta cancro al seno. Il 27 settembre la campagna verrà presentata a Roma, presso la Sala del Tempio di Adriano (Piazza di Pietra), e penso che in questa occasione dovremmo esprimere il nostro dissenso. E perché? Vi invito a leggere il comunicato stampa della LILT per farvi un'idea dello stile pubblicitario e delle cifre che muove la manifestazione. Il retromessaggio sembra essere: 'fatevi belle e fate shopping o vi viene il cancro'". 
Oppure: facendo shopping prevenite il cancro al seno. Il cancro al seno si previene con lo shopping.. eccetera; e via miliardi di festose promozioni che vendono, insieme al prodotto, la rimozione del problema. E si. Perché la prevenzione vera del tumore al seno è qualcosa di molto diverso e molto di più, e una comunicazione che sorvola sugli altri obiettivi di certe campagne non è veritiera. Amazzone Furiosa chiede di dire basta a questo tipo di business della solidarietà: "è necessario opporsi all'approccio verso le malattie come macchine per fare soldi. Il cancro al seno non è - non deve essere - un business, e un'organizzazione importante come la LILT dovrebbe prendere le distanze da questo genere di messaggi".
Grazie a chi darà una mano, dunque, a diffondere un messaggio alternativo. Rilanciate la notizia per favore. Chi fosse interessata a partecipare a un'azione il 27 settembre, un flashmob per esempio, o proporrebbe altre iniziative, può mettersi in contatto con questa pagina fb.

sabato 22 settembre 2012

Cosa vogliamo da una candidata donna

Tutto quello che vorremmo da una candidata donna lo vorremmo anche da ogni candidato uomo, beninteso. Ma stiamo cercando una candidata donna. E ora le diremo cosa vogliamo da lei. Qualche candidata donna ci leggerà mai? Ora, almeno per il PD, una candidata che ci piace ha osato sfidare muri di gomma e tetti di cristallo. Chissà se ce ne sono altre che si stanno preparando a farlo. A tutte, mandiamo un messaggio. Chissà, forse qualcuna risponderà. E il nostro messaggio prende spunto dalla Carta di Intenti del PD, su cui vorremmo dire con chiarezza: apprezziamo lo sforzo (altri non hanno fatto nemmeno quella), ma NON ci piace. E non ci piace perché, al di là degli “argomenti” condivisibili, di veri argomenti non ne porta affatto, e tantomeno impegni precisi. Suona piuttosto come un retorico elenco di slogan, secondo il consolidato metodo della politica pubblicitaria, privo di qualunque chiarezza sul come si intenda ottenere certi obiettivi. Noi invece vorremmo sapere, con esattezza, quali sono le azioni concrete che si intende attuare. Per esempio in relazione a una politica economica che incentivi davvero lo sviluppo di tecnologie sostenibili e dunque anche di nuove industrie e professioni. Oppure in rapporto a come ridare slancio a una spinta culturale e ideale fra le persone. A tutte le candidate donne, perciò, vogliamo dire cosa cerchiamo in una candidata da votare. Attraverso 7 spunti di riflessione, su:
  1. Corruzione, sprechi e privilegi della politica
  2. Contributo femminile: in politica
  3. Violenza contro le donne e contro i bambini 
  4. Condizione femminile, minoranze sessuali, donne immigrate
  5. Educazione, istruzione e informazione
  6. Lo stretto intreccio fra crisi economica, ambiente, lavoro e condizione femminile
  7. Partiti senz'anima e perdita di credibilità. 

Bene, cominciamo? Ci spieghiamo meglio nei punti per esteso che seguono:


• CORRUZIONE, SPRECHI E PRIVILEGI DELLA POLITICA
Cerchiamo una candidata donna che metta in cima ai propri sforzi la lotta alla corruzione. A partire dalle corruttele proprio nella politica. 
Nessuna ricetta contro la crisi e per l'equità può dare il minimo risultato senza mettere questo al centro. La corruzione è la prima causa della mancanza di risorseFuori tutti gli inquisiti e soprattutto i condannati dal Parlamento. I partiti escludano gli inquisiti dalle candidature e rendano pubblici i dati sui loro candidati. I privilegi indecorosi della casta siano aboliti. Il numero dei mandati abbia un limite preciso. Il conflitto di interessi venga risolto. Cerchiamo una candidata che dia importanza anche alla stratificazione di corruttele su cui riposano (e affondano) tutti gli enti pubblici, ivi compresi gli istituti per la sicurezza, per l'ambiente e per la previdenza sociale (inclusi Inail, Inps, ASL, ARPA eccetera). Istituti che hanno una gestione sciatta, quando non impegnata a scambiare favori e ad avviluppare le imprese in una rete infinita di obblighi, volti più a ricattare gli imprenditori che ad assisterli nella vera prevenzione e nella ricerca di soluzioni. Idem per le leggi sulla gestione del territorio oppure sugli adempimenti per le imprese, che sono tanto impossibili da rispettare, in certi casi, e tanto soggette a interpretazioni, da costituire terreni privilegiati per la politica delle mazzette.
• SUL CONTRIBUTO FEMMINILE: IN POLITICA
Cerchiamo una candidata donna che dimostri di avere a cuore l'equità di genere e di impegnarsi in primo luogo perché l'accesso alla politica sia garantito anche alle donne: che si esprima dunque chiaramente sull'obiettivo delle candidature politiche al 50 e 50. Cerchiamo una candidata donna che voglia riflettere sul dato statistico oggettivo (e del tutto trascurato e ignoto ai più) che le donne rappresentano solo una percentuale minima - che oscilla fra il 3 e il 6% - del totale dei condannati per reati di qualunque natura. Una candidata che tenga conto del fatto a ciò correlato (e riconosciuto) che, ricoprendo cariche dirigenziali o pubbliche, sempre le donne dimostrano di essere, statisticamente, notevolmente meno corruttibili degli uomini.
• VIOLENZA CONTRO LE DONNE E CONTRO I BAMBINI 
Cerchiamo una candidata donna che comprenda e dimostri che violenza, pedofilia e femminicidio non sono argomenti secondari, ma aspetti cruciali che ci riguardano tutti, da mettere al centro per una vera prevenzione e per la tutela dalla violenza. 
No alla legittimazione della cosiddetta sindrome della "PAS" che tende a vanificare i processi per pedofilia e violenza di genere. No alla reintroduzione di forme di "patria potestà" come quelle previste dal DDL 957 in via di approvazione nel totale silenzio dei media. Si ad azioni concrete contro il dilagare di anoressia e bulimia come gravi malattie sociali. Si al riconoscimento del reato di femminicidio. Si al sostegno concreto alle attività serie contro la violenza e la pedofilia. Si a progetti di comunicazione e di cultura per il rispetto delle donne e fra i sessi.
• CONDIZIONE FEMMINILE, MINORANZE SESSUALI, DONNE IMMIGRATE
Cerchiamo una candidata donna che guardi alla condizione femminile non come a un "problema" a sè da risolvere, o al problema di una minoranza: noi siamo la metà dell’umanità. E sulla nostra pelle si giocano le peggiori partite del potere dalla notte dei tempi. La condizione femminile attraversa e informa tutte le altre. Cerchiamo una candidata donna in grado di avere uno sguardo di genere. E che sia attenta al diritto alla salute e all'autodeterminazione femminile senza dimenticare i diritti delle donne immigrate, rispetto alle cui comunità gli amministratori tendono a rivolgersi, sempre, solo tramite rappresentanti maschili (e spesso religiosi). 
I servizi sociali sono stati falcidiati da decenni di tagli e oggi è prioritario ridare loro efficacia; il che significa attenzione e risorse. E riguardo all'aborto: è una grande tragedia, ma la sua gravità si è drasticamente ridotta proprio grazie all'introduzione della legge 194 sulla maternità. Poiché il problema, tuttora aperto, non si risolve fingendo che non esista, e aprendo la strada agli aborti clandestini, vogliamo una decisa difesa della 194 e sforzi per la sua effettiva attuabilità. Cerchiamo una candidata donna che dia la giusta importanza alle implicazioni dell'industria del sesso, dalla violenza che esercita, al potere che dà alla criminalità, allo spaventoso peso che esercita nella corruzione. Una candidata che si batta per leggi e servizi contro la tratta (quali il telefono di soccorso alle prostitute schiave falciato nel 2010 dal Governo Berlusconi), per garantire la tutela delle vittime della prostituzione coatta, nel rispetto dell'autodeterminazione delle donne. Cerchiamo una candidata che abbia davvero a cuore l'equità di genere, la lotta alle persecuzioni contro le donne (come per esempio mutilazioni, ergastoli di stoffa e matrimoni forzati, che ormai sono un problema anche nei nostri paesi), la lotta a ogni tipo di discriminazione sessuale, il diritto a un registro delle unioni civili che non sia fondato sul "modello unico" di famiglia. 
• EDUCAZIONE, ISTRUZIONE E INFORMAZIONE
Dove va un paese in cui la scuola e la ricerca sono state fatte a brandelli, l’università spogliata ed esautorata e in cui, nei programmi scolastici, nessuno spazio hanno il senso civico, né la parità di genere, né l’educazione affettiva, né l’educazione ambientale? Dove va un paese in cui la televisione pubblica non coltiva in nessun modo la cultura, e nemmeno una corretta informazione, e contribuisce anzi a nutrire i cervelli della gente, dei bambini, dei ragazzi, di spazzatura consumistica e sessista? Dove va un paese che offre ai suoi bambini e adolescenti solo sogni individualistici, competitivi e vacui, basati su modelli irraggiungibili che spingono milioni di ragazzi ai deliri alimentari e all’anoressia? Nel burrone, dove infatti sta andando l’Italia. 
Vogliamo una candidata impegnata seriamente contro tutto questo, e per la promozione di una cultura empatica, che includa rispetto per sé e per l’altro, inclusi gli animali e l’ambiente con ogni forma vivente.
• LO STRETTO INTRECCIO FRA CRISI ECONOMICA, AMBIENTE, LAVORO E CONDIZIONE FEMMINILE
Cerchiamo una candidata donna che sia consapevole che la crisi economica non si risolve con gli stessi metodi che l'hanno causata: il sistema economico deve essere ripensato in chiave sostenibile e di equità. La salvaguardia ambientale e la tutela della salute non sono "optional": devono essere al primo posto in agenda, produrre una serie di direttive precise pensate non solo per risolvere emergenze, ma anche per generare ricchezza; e da subito. 
A maggior ragione considerato che l'Italia si colloca, nella classifica della sostenibilità sociale e ambientale degli Stati, fra gli ultimi posti (insieme a paesi come Romania, Bulgaria, Brasile, Sudafrica), subito prima di India, Russia, Cina ed Egitto. Cerchiamo una candidata capace di valorizzare il contributo femminile all'economia, e dunque di aprire a modelli di sviluppo nuovi: più equi e volti a creare prosperità e a garantire seriamente la sopravvivenza alle generazioni future. Ricordando che un fattore decisivo di crescita è proprio il lavoro delle donne: è dimostrato che incentivare la partecipazione e il lavoro femminili è una conditio cruciale per ottenere una vera crescita culturale ed economica.
Cerchiamo una candidata donna che proponga soluzioni esattamente contrarie a quelle dei Corrado Passera, che propongono altri passi nel burrone, come "trivellare l'Italia perché il futuro è nel petrolio". Dal burrone ci si allontana solo incentivando l'economia sostenibile, a partire dal riciclaggio totale dei rifiuti e dal loro recupero come materie prime seconde; dalla viabilità a basso impatto ambientale; da sistemi di controllo sulle industrie agroalimentari; da adempimenti efficaci per le industrie agli antipodi rispetto al sistema attuale di corruttele conniventi e ricattatorie in cui affondano le istituzioni che dovrebbero rendersi garanti della tutela ambientale. E applicando una politica decisa sulle energie alternative: che esistono! ma vengono ignorate perché dove c'è petrolio c'è guerra, e dove c'è guerra c'è business dei pochi contro l'interesse di tutti. Vogliamo una candidata che metta al primo posto una visione di insieme capace di creare un'inversione di tendenza.
• PARTITI SENZ'ANIMA E PERDITA DI CREDIBILITA'
I politici che vogliono vederlo hanno bene sotto agli occhi che la gente non è stufa genericamente di "partiti" e/o di particolari persone. Siamo stufi, fino all'esasperazione, di un modo di far politica che ormai non gabba più nessuno.
Lo vediamo, ormai fin troppo bene: che programmi, alleanze e modo di legiferare sono un enorme sforzo collettivo di burocrati, compromessi gli uni con gli altri, tesi a salvaguardare gli interessi propri e dei loro settori, con rispettivi feudatari, vassalli e valvassori. E' inutile dunque dilungarsi su qualcosa che emerge anche da tutti i punti precedenti. Vogliamo una candidata onesta e determinata che sia spinta, prima di tutto e sopra ogni cosa, da spirito di servizio, e dunque capace di agire in modo indipendente. Una candidata che non abbia paura di sfidare davvero gli intrichi di alleanze che, promettendo (o negando) potere, rendono inefficace ogni vera azione di cambiamento.

Se troveremo una candidata così, dunque, e se la voteremo, non voteremo necessariamente “il suo partito”: voteremo LEI, perché lei ci avrà convinte di essere capace di fare invertire rotta alla politica, includendo il suo stesso partito.
Se la voteremo, voteremo LEI perché ci saremo convinte di poter mettere in lei le speranze di un cambiamento.

E questo, è un nostro tentativo di sintesi di tutto quanto emerge da mesi di serrato dibattito fra donne impegnate ai più vari livelli, e a diverso titolo, e con diversi orientamenti politici, decise a difendere i propri interessi e diritti, ma anche i diritti di tutti e il bene del paese.