venerdì 18 maggio 2012

La lista Binah. A Roma le donne ebree infrangono il tabù: una lista al femminile per Consiglio UCEI

Chi siamo? siamo donne, ognuna di noi con una specifica competenza professionale ed una collaudata esperienza nel mondo del lavoro, donne capaci, disponibili a condividere le proprie competenze professionali nel Consiglio dell’Unione. Siamo capaci di spirito di servizio, di ascolto e di mediazione; siamo capaci di trovare intese e di operare in multitasking; siamo capaci di integrazione e di accoglienza. Siamo dunque aperte al confronto e pronte al dialogo con tutti, per una comunità al servizio delle persone: donne che non si propongono di escludere gli uomini, ma che rivendicano le loro capacità in campo lavorativo, intellettuale e politico. 
Così si presentano le candidate della Lista BinahUna lista di sole donne, che parla a tutti, uomini e donne. Per infrangere la scarsa presenza femminile nei luoghi dove si dovrebbe rappresentare tutti e tutti. In un mondo, quello della rappresentanza comunitaria religiosa, dove le donne hanno tradizionalmente un ruolo ancor più marginale che nella vita sociale e politica. E’ la scelta innovativa e dirompente che hanno fatto le donne della Comunità ebraica di Roma, in vista del rinnovo dell ‘elezione del nuovo Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, fissata per il 10 di giugno. Dovranno essere eletti 52 membri, e Roma, la più grande comunità , ne eleggerà venti. Nessuno si aspettava la presentazione di un’altra lista oltre a quella di “Uniti per l’Unione”. Ma loro, hanno osato e hanno sfidato gli accordi già preparati per il listone dove sono presenti le varie anime della Comunità. Ed hanno presentato la lista “Binah, il femminile nell’ebraismo”. Spiegano che la loro non è una rivendicazione di genere, “ma siamo convinte che da sempre le donne sono alla ricerca del bene comune. E per raggiungerlo sanno più degli uomini, ascoltare, parlare, e stare insieme anche con posizioni differenti. Le donne sanno prestare cura e attenzione a tutto e a tutti. Perché non anche alla nostra comunità religiosa? Crediamo di saperlo fare come e meglio degli uomini. Eppure anche nella Comunità ebraica, come in politica e in molti altri ambiti della nostra società, la presenza femminile è sempre minoritaria e marginale”.
All’indomani della presentazione delle liste, trovare “Binah, il femminile nell’ebraismo” dopo lo stupore iniziale, ha provocato molte reazioni, dalla derisione all’irritazione, visto che la lista maggioritaria e unitaria (20 candidati, 3 sole donne) si sentiva già eletta. “Una lista unica ci sembrava poco democratica ed abbiamo detto basta. Basta anche ai soliti nomi noti. Noi abbiamo molte idee, ma nessuna ricetta precostituita, vogliamo ascoltare e parlare con tutti” è la loro parola d’ordine. L’ordine dei nomi nella lista è stato scelto seguendo l’ordine di come erano sedute durante i loro incontri, e in ordine di adesione: anche questa è una novità non da poco! Qui sotto trovate i loro nomi e il loro documento

“Binah, il femminile nell’ebraismo”: 
Eva Ruth Palmieri, Sabrina Coen, Silvia Mosseri, Tamara Zarfati, Fabiana Di Porto, Alessia Salmonì, Elena Lattes, Jacqueline Fellus, Simona Nacamulli, Noemi Di Segni, Loredana Spagnoletto, Esther Livdi, Serena Tedeschi, Flavia Di Castro, Daniela Pavoncello, Ester Pace, Giordana Pontecorvo

Perché Binah?

Secondo la Kabalà, la Binah è la facoltà pratica che collega la saggezza alla realtà. Per realizzarsi pienamente la saggezza ha infatti bisogno di una forza che la cali nella realtà e la faccia diventare attività: come un utero che prende ciò che c'è in potenza e lo fa diventare una vita, altrimenti sarebbe solo seme.

Binah condivide la radice con “biniyan”, pertanto è la facoltà di costruire: la Binah ha dunque la potenzialità di contenere i contrari e gli opposti e di portarli all'armonia. Sotto questo aspetto è la forza che libera dalle contraddizioni ed è legata alla tesciuvà: così come la tesciuvà conduce dal male al bene, la Binah riesce a condurre al bene perfino gli elementi che da soli potrebbero essere negativi. Binah è dunque la SAGGEZZA PRATICA che permette di costruire attivamente e di mediare sugli opposti portandoli dal male al bene.

Perché un’altra lista per le elezioni dell’UCEI?
Siamo per il PLURALISMO, la CONDIVISIONE e la PARTECIPAZIONE nelle politiche comunitarie ai fini di una piena realizzazione della DEMOCRAZIA.
All’inizio si trattò di un incontro casuale: eravamo alcune amiche e ci trovammo concordi sul fatto che fosse importante per la vita democratica del Dat il fatto che la Comunità di Roma si presentasse con più liste. Fare altrimenti per noi significava introdurre una lesione alla DEMOCRAZIA una mancanza di PLURALISMO. Man mano abbiamo trovato CONDIVISIONE delle nostre idee in altre donne e in altre persone. Non ci siamo però limitate alla critica e abbiamo deciso di passare ai fatti: abbiamo dunque realizzato davvero una nuova lista, in uno spirito di PARTECIPAZIONE attiva.
Perché una lista di sole donne? 
Siamo DONNE anzitutto perché volevamo persone “nuove”, prive di cliché predeterminati, purché fossero veramente democratiche: disponibili cioè a lavorare alla pari tra pari, con leadership condivisa e partecipata. Questa ci è sembrata una caratteristica specifica delle donne, talvolta marginali nella vita politica.
Non solo: la donna nell’ebraismo ortodosso ha un ruolo ben preciso ed efficace nel tramandare le tradizioni e la continuità della vita e dell’educazione ebraica, anzi, è in sé simbolo di continuità. Ci è sembrato un vulnus da eliminare il fatto che il numero di donne candidate al Consiglio dell’UCEI fosse nelle Comunità italiane assolutamente irrilevante.
Abbiamo così deciso di intervenire proprio in quanto donne ebree. Proprio in quanto donne ebree costituiamo un’opportunità interessante da sfruttare e siamo in grado di operare meglio al servizio delle nostre Comunità e con loro vantaggio.
Perché proprio noi?
Eravamo 17 donne, tutte diverse, ognuna con la sua personalità e con la sua storia. Ma ognuna di noi è stata capace, comunque, di trovare un equilibrio con le scelte di tutte le altre e di contribuire a stabilire la nostra posizione unitaria alla ricerca di una vera BINAH. Ognuna di noi è quindi in grado di contribuire al bene dell’Unione proprio nella sua unicità, in equilibrio e in condivisione con l’unicità di tutte le altre. Il nostro rapporto nasce dalla fiducia reciproca. Ognuna di noi potrebbe dunque dire: “io mi fido di ciascun’altra candidata e penso che allo stesso modo gli altri possano fidarsi di noi”.
Cosa proponiamo?
La nostra lista nasce per valorizzare le Keilloth (comunità) ed in particolare nasce
• per potenziare l'integrazione;
• per pianificare e soddisfare le esigenze culturali, sociali, educative di tutte le Comunità Italiane;
• per dare vita a Kehilloth inclusive e solidali;
• per contribuire  ad una gestione chiara, partecipata e trasparente della organizzazione dell’Unione delle Comunità.
Tutto questo nell’ottica dell’etica e della responsabilità sociale, secondo la tradizione ebraica.

2 commenti:

  1. Maria de falco marotta27 luglio 2012 10:51

    Vorrei descrivere- brevemente- che cos'é la Binah. Nei libri sapienziali c'é un gustoso episodio che narra il battibecco tra Dio e la matriarca Sara, a proposito dello strapotere dato agli uomini. Dio l'ascoltò in silenzio e poi le rispose: é vero che gli uomini hanno il comando, ma a voi darò qualcosa di più importante:la binah, cioè quella intuizione speciale che vi farà capire prima le cose, un po' come quando il gallo canta quando ancora non é giorno, ma neanche più notte. Sei contenta Sara? Da allora, noi abbiamo questa virtù che supera di gran lunga il potere maschile. Finora la Binah é stata usata spesso male: soperiamo domani... Maria

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    1. Cara Maria grazie della visita e della tua precisazione :)
      Per chi volesse approfondire, lasciamo anche il link a un tuo pezzo (che abbiamo visto hai pubblicato diversi giorni dopo questo commento)..

      è davvero interessante. Lo trovate qui > http://www.lideale.info/ReadArticolo.aspx?id=4208&par=c

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